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Nel blu dipinto di blu

Dalla pianticella del guado si estrae un colorante vegetale

Mar
16
Mar '10

Scrive Giulio Cesare nel De bello Gallico che alcune tribù della Britannia, per sembrare più terribili, si tingevano il viso e il corpo di azzurro, prima di gettarsi in battaglia.

In area latina, dunque, il blu fu dunque considerato per lungo tempo come un colore “barbaro”, finché non trovò la sua redenzione nell’azzurro manto della Madonna dei dipinti medioevali.

Il colorante usato dai Britanni e, in generale, da molte popolazioni collinari europee, veniva estratto da una pianticella erbacea, chiamata comunemente guado che in molte zone d’Italia, in particolare nelle Marche, era considerato durante il Rinascimento così prezioso da meritare il nome di oro blu.

I Signori di Montefeltro, ad esempio lo usavano per colorare di “cilestro” la loro carta da lettere personale, e  le lane e le sete tinte con il guado (roba da ricchi, naturalmente!) spiccavano, con il loro bell’azzurro, fra le tinte smorte delle fibre grezze animali e vegetali usate per le vesti della gente comune.

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