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Natura e divinità

Ogni religione si è rivolta alla natura

Lun
20
Feb '12

Di fronte alle maestose foreste e ai grandi alberi che, come afferma Plinio, “sembrano generati insieme al mondo”, gli uomini percepirono la presenza della divinità, e cercarono di ottenerne la benevolenza con preghiere ed offerte. I riti propiziatori rivolti agli alberi erano così profondamente legati alla cultura popolare, da destare preoccupazione nel mondo cristiano. Carlo Magno, ad esempio, riteneva che i boschi, con i loro alberi sacri, fossero l’ultimo rifugio dello spirito pagano. Abbatterli o proibire le cerimonie tradizionali che li riguardavano, non appariva, però, la via migliore per risolvere il problema. Invece di contrastare con la forza le credenze popolari, era più conveniente recuperarle, indirizzandole verso un contesto religioso diverso, come è avvenuto per la rosa, che, legata da sempre a Venere e all’amore carnale, è stata “riscattata” dalla religione cristiana, che l’ha dedicata alla Madonna e ne ha fatto la base del rosario. Il Cristianesimo introduce, quindi, nella natura, nuove leggende, non più legate al frassino nordico, o alla quercia, sede degli oracoli di Zeus, ma collegate ad alberi che nascono miracolosamente da semplici bastoni di legno piantati nel terreno, o producono fiori e frutti in pieno inverno. È il caso del biancospino, germogliato dal bastone di Giuseppe d’Arimatea, del cipresso sacro di Palermo, nato nel 1557 dal bastone di un santo eremita, o del susino di Bra che, nel 1336, fiorì e fruttificò, fra Natale e l’Epifania per ringraziare la Madonna del suo intervento in favore di una fanciulla in pericolo. La “cristianizzazione” della natura è presente anche in molte piante collegate alla vita di Gesù: ecco, quindi, la salvia e la malva che proteggono il divino Bambino, nascondendolo ai suoi inseguitori durante la fuga in Egitto, o al contrario, la “traditrice” ginestra che, con il fruscio delle sue foglie, rivela ai soldati la presenza di Gesù nell’orto del Getsemani.

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