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Anche l’occhio vuole la sua parte

Come fu che la carota… prese colore

Mer
2
Nov '11

Il rosso, il giallo, l’arancione di frutti come mele, ciliegie, albicocche, fanno parte integrante del piacere di mangiarli. È la pianta stessa, del resto, ad usare questi segnali colorati per avvertire i consumatori in attesa (soprattutto uccelli!) che i suoi frutti sono arrivati a maturazione e sono, quindi, buoni da mangiare. A proposito di colore, la storia più intrigante ce la racconta, però, la carota che, negli erbari medioevali, era ancora descritta come bianca o, tutt’ al più, violacea.

Il vivace colore attuale (tanto caratteristico da farci chiamare “pel di carota” una persona dalle chioma… fiammeggiante) è dovuto al lavoro di alcuni botanici del 1600, che riuscirono ad ottenerlo attraverso incroci e ibridazioni, per fare un omaggio alla casa regnante degli Orange.

A sorpresa, però, il nuovo colore della carota portò con sé anche un insospettato “valore aggiunto”.

Come si scoprì in seguito, infatti, il pacchetto di geni che controlla il colore arancione regola anche la presenza di una sostanza importante, il betacarotene, che è il precursore della vitamina A.

Non è azzardato, dunque, concludere che l’arancione fa bene alla salute!

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