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Storia di una persecuzione amorosa

L’alloro è simbolo di fama e gloria

Ven
25
Mar '11

Il dio greco Apollo, bellissimo per definizione, era talmente abituato a veder cadere ai suoi piedi ogni essere femminile, dea o mortale, che non riusciva neanche ad immaginare di potersi innamorare perdutamente e, per di più, senza essere ricambiato. Invece, fu proprio quello che gli capitò: complice una freccia scagliata dal malizioso Eros, Apollo si trovò ad inseguire con ardore la ninfa Dafne, che fuggiva, non volendo tradire il suo giuramento di castità. Quando Apollo, che l’aveva ormai raggiunta, già ne pregustava l’abbraccio, ecco, però, verificarsi un prodigio: la morbida pelle di Dafne si trasforma in corteccia, le braccia in rami, i capelli in foglie ondeggianti, mentre i suoi piedi mettono saldamente radici nel terreno.

Neanche la metamorfosi di Dafne in una pianta d’alloro (un privilegio che aveva ottenuto da Giove) fu, tuttavia, sufficiente a metterla completamente in salvo. Apollo, infatti, con un vero e proprio accanimento amoroso, non potendo più impadronirsi della ninfa, si appropriò della pianta in cui si era trasformata e dichiarò, che, da quel momento, l’alloro sarebbe stato il suo simbolo, e avrebbe sempre adornato la sua cetra, il suo capo e quello degli uomini, nei momenti di gloria. Gli atleti vincitori delle Olimpiadi furono quindi, incoronati di alloro, e a Roma, una profusione di alloro accompagnò il trionfo tributato agli autori di grandi imprese, adornandone perfino il carro e i cavalli. La moglie di Augusto, Livia, curava nel giardino della sua villa romana un boschetto di allori, dal quale venivano prelevati i ramoscelli che lo stesso trionfatore avrebbe, poi, riportato nel luogo d’origine. Il gesto, tipico della concretezza romana, era di buon auspicio rispetto ad eventuali nuovi trionfi e, nello stesso tempo, evitava…inutili sprechi.

In seguito, l’alloro divenne anche il simbolo delle arti e della poesia, suggellato ufficialmente dalla “corona laurea” offerta a Petrarca.

Di tutti questi aspetti cerimoniali resta, oggi, ben poco: la parola laurea (senza, più la corona!) che si riferisce alla conclusione di un ciclo di studi universitari e, più semplicemente, l’utilizzazione in cucina delle foglie di alloro, che accompagnano, con il loro aroma penetrante, saporiti piatti di carne e di selvaggina.

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