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Re per una notte

Le fave, fra cibo e magia

Lun
27
Dic '10

Pur essendo la Cenerentola fra i legumi, le fave si riscattano, tuttavia, per il loro ottimo contenuto proteico e per essere fra le leguminose più antiche dell’area mediterranea, dove, consumate fresche, oppure secche sotto forma di minestre e di puree, hanno “salvato” tanti poveri e poverissimi dalla denutrizione. Ancora oggi, del resto, le tortillas di mais con le fave, (geniale abbinamento in grado di competere con il valore nutritivo della carne) costituiscono un cibo fondamentale per il Messico, e, in tutta l’area mediorientale, si mangiano i felafel, gustose polpettine di ceci e fave.
Eppure, questo legume salutare e senza pretese, ha suscitato nell’antichità classica opinioni contrastanti ed ha fatto nascere misteriosi timori. I Greci infatti, ritenevano che le anime dei defunti potessero ritornare dall’Ade sulla terra, attraversando i gambi cavi e senza nodi che sono una caratteristica della pianta di fava. Anche per questo motivo, esse erano proibite ai seguaci del filosofo Pitagora, mentre i fedeli della dea Cerere, che, ovviamente, prediligevano i cereali ai legumi, disdegnavano in modo particolare le fave. Con credenziali di questo tipo, le fave non potevano rimanere estranee alle pratiche divinatorie della notte “fatata” di S.Giovanni. Se si metteva sotto il cuscino una fava con la buccia, una senza la buccia e una fava morsicata, scegliendone una a caso si potevano avere indicazioni sul proprio futuro: la prima prediceva una vita ricca, la seconda una povera, e la terza una vita… così così. In un'altra notte magica, quella dell’Epifania, in Francia e in Inghilterra, si usava mettere, nell’impasto del dolce tradizionale, una fava secca: chi la trovava sarebbe stato “re” per quella sera e avrebbe avuto buona fortuna per tutto l’anno (insomma, due piccioni con una fava!)
Anche in molte regioni italiane, sono le tradizioni alimentari a richiamare il passato. È il caso delle fave fresche con il pecorino mangiate il primo maggio nel Lazio e nell’Italia centrale, che ricordano  festeggiamenti primaverili simili, celebrati a Roma in onore della nascita della città. Anche i dolci di pasta di mandorla che si mangiano sia nel Triveneto sia in Sicilia in occasione del 2 novembre, si chiamano “favette dei morti”, un nome che, inconsapevolmente evoca e, insieme, esorcizza i superstiziosi timori del passato.

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