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Un germoglio molto salutare

L’asparago ha conquistato il palato dei Romani

Ven
10
Dic '10

Sia in greco sia in latino asparago ha il significato di “germoglio” e, in effetti, di tutta la pianta la sola parte conosciuta e utilizzata è il turione, ovvero il rigoglioso germoglio che, secondo la tradizione, aveva il potere di restituire salute e vigore a chi lo mangiava.

Non si sa esattamente quando si sia passati dalla raccolta dell’esile e squisito asparago selvatico alla coltivazione dell’ipersviluppato asparago comunemente usato in cucina.

È accertato, però, che in alcuni bassorilievi egiziani sono raffigurati degli asparagi, e che i Romani li apprezzavano e li consideravano una prelibatezza. Plinio ne parla a lungo nei suoi libri, Catone si dilunga sulla loro coltivazione, e Giulio Cesare, da vero intenditore, dichiara di preferirli bolliti e al naturale, senza condirli con il burro (“manteca”), che detestava.

Sempre a Roma, infine, si diceva a proposito di Augusto, noto per essere un oratore assai veloce,  che finiva una frase “prima che gli asparagi fossero cotti”: un modo di dire colloquiale che rivela, oltre ad un’ironia tipicamente romana, anche la grande popolarità di questo vegetale.

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