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Pane e cicoria

La cicoria dei prati è stata per lungo tempo il cibo dei poveri

Mer
20
Ott '10

Spontanea nei campi incolti, la cicoria è detta anche “bruttona” per il suo aspetto generale modesto, anche se ravvivato dal bel colore azzurro dei suoi fiorellini. È un nome ingeneroso, tuttavia, nei confronti di una pianta che ha alleviato per secoli la fame dei poveri e dei diseredati che la raccoglievano liberamente, prima che fosse coltivata nelle sue molte varietà attuali, come il radicchio o la catalogna.

Il caratteristico sapore amaro delle foglie della cicoria, inoltre, è stato sempre giustamente considerato un indice delle sue proprietà curative. In effetti, la pianta è citata addirittura nel papiro egiziano di Ebers, il più antico documento a carattere medico, che risale a ben 6000 anni fa e, in epoca romana, Galeno la definiva “amica del fegato”.

Col passare del tempo, la cicoria ha visto ampliare il campo delle sue utilizzazioni. Interessante, ad esempio, il ruolo di surrogato del caffè, che riemerge periodicamente nei momenti di crisi e di penuria alimentare. Il “caffè di cicoria”, fatto con le radici essiccate, tostate e macinate, fu “inventato” per la prima volta quando Napoleone vietò l’importazione di prodotti provenienti dall’Inghilterra e dalle sue colonie, ma è ricomparso puntualmente all’epoca delle Guerre Mondiali, quando il caffè “vero” era un lusso disponibile solo per pochi.

sobrie volute verde cupo dell’iniziale del suo nome con una serie di variopinti e capricciosi arabeschi floreali.   

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